Malessere, insoddisfazione, indecisione, crisi, …

Può accadere di attraversare questi stati d’animo in qualche periodo della propria esistenza.

A volte si riesce ad agire istintivamente su qualche leva interiore che consente di trovare soluzioni e serenità; altre lasciar passare il tempo come “medicina” funziona; alcune volte invece malessere, insoddisfazione, indecisione, crisi, permangono o si aggravano addirittura.

A quel punto rivolgersi a qualcuno sarebbe opportuno e di buon senso, ma quel passo a volte sembra una montagna da scalare. L’orgoglio, la sfiducia, l’insicurezza, non sapere a chi rivolgersi, anche non sapere esattamene di cosa si ha bisogno (Psicologo? Psicoterapeuta? Counselor?) e tanti altri argomenti trattengono dal muoversi e agire, cercando, provando, verificando.

Come aiutarsi ad uscire dall’impasse?

Il primo passo è necessariamente ammettere di essere in difficoltà; ma, attenzione, è fondamentale anche rendersi conto che questo non significa essere incapaci o aver fallito in qualche cosa. Chiunque, anche la migliore delle persone, può incontrare una situazione che non riesce a gestire da solo, pur avendone affrontate positivamente chissà quante altre nella propria esistenza. Il mito del supereroe, sempre al top e sempre vincente, è appunto un mito, una visione non reale. Gli esseri umani, invece, anche quelli migliori, sono soggetti a crisi e, a volte, l’unico modo di risolverle è avere del buon senso e un pizzico di umiltà e rivolgersi a qualcuno di competente che li aiuti a trovare, o a fare, ciò che serve.

Attenzione ad una trappola, che a volte la mente, abilissima, mette in atto: “Mi compero un libro, imparo, risolvo da me”. I libri sono importanti e utili; oltre a offrire infomazioni, stimolano riflessioni e danno spunti. Ma la lettura di un libro, in certe crisi, non risolve nulla.

Parlavamo di come riuscire a fare il primo passo per contattare un professionista che si occupi di relazioni d’aiuto.

Dopo aver preso atto con se stessi di avere una necessità, un bisogno, che và oltre le nostre competenze, può rivelarsi utile usare il metodo usato da W. Churchill per prendere decisioni difficili: la lista dei pro/contro.

A ruota libera, senza fare censura, si stende l’elenco – diviso in due colonne - di tutti i vantaggi e svantaggi, rispetto alla situazione di malessere, che potrebbero derivare dal rivolgersi a qualcuno. Per Churchill era chiaro che se la prima lista, quella dei vantaggi, era più nutrita, anche di poco, non c’era da tergiversare ancora, meglio agire.

Arrivati a definire che è opportuno mettersi in moto, può essere utile raccogliere informazioni; amici, conoscenti, parenti, possono aver avuto esperienze simili e possono fornire indirizzi da contattare. Anche internet è una vera miniera, anche su questi argomenti, l’importante è moversi con attenzione: chi promette soluzioni miracolose, immediate, facili e indolori non è molto attendibile. Stesso dicasi per chi si propone con la “verità assoluta”: il metodo migliore, la tecnica più efficace di tutte, la “bacchetta magica”. Certo, la prospettiva di risolvere tutto in un lampo può essere consolatoria e allettante; purtroppo però non è realistico, meglio saperlo prima e farci i conti. Attenzione perché non si tratta neanche di dover affrontare chissà quale ordalia, meglio non partire né con aspettative illusorie e superficiali, né drammatiche.

Un'importante domanda da porsi è “A che tipo di professionista mi devo rivolgere? Per avere aiuto nella difficoltà che sto vivendo, chi ha le competenze più adatte?”.

Nel nostro paese esiste molta confusione riguardo cosa fà uno psicologo; altrettanto frequente è non sapere se psicologo e psicoterapeuta fanno le stesse cose. E lo psichiatra, cosa fa? … Da circa dieci anni si sente parlare molto di Counseling, ma quanti sanno con precisione in quali occasioni è utile? Anche in questo caso su internet c’è fin troppa informazione, non sempre corretta né del tutto attendibile.

Pochi punti, semplici, sicuramente non del tutto esaustivi, solo per iniziare a focalizzare meglio le cose.

Psicologo e psicoterapeuta si occupano di disagi che richiedano una ristruttrazione della personalità, ovvero un lavoro dettagliato e approfondito sulla vita della persona, iniziando dall’infanzia; l’impegno in un percorso di questo tipo è di minimo due anni, con incontri a cadenza settimanale.

Lo Psichiatra è un medico specializzato che si occupa di patologie che possono intralciare la quotidianità di un essere umano, limitando la sua possibilità di relazionarsi agli altri e di condurre una vita normale. Lo psichiatra prescrive farmaci e psicofarmaci.

Il Counselor è una figura professionale nuova per l’Italia, mentre negli USA e nei paesi anglosassoni è accreditata da oltre mezzo secolo. E’ utile fare un percorso di Counseling quando si sta vivendo una crisi e la si vuole affrontare in modo attivo e propositivo, usandola come opportunità per scoprire risorse latenti e per imparare strumenti pratici di auto-aiuto. L’approccio utilizzato è semplice e pratico (problem solvig), non scava nel passato e punta a rendere autonomi; il percorso impegna per qualche mese, con cadenza flessibile, calibrata sulle necessità della persona.

Queste le informazioni teoriche e generali, ma non è tutto.

La fiducia in chi si ha davanti è fondamentale per la qualità della relazione, della comunicazione e dell’efficacia del percorso. La fiducia non si dà a chiunque e guadagnarla, da parte del professionista, non è solo una questione di attestati appesi al muro; ovviamente anche quelli ci devono essere. Sentirsi accolti, non giudicati né ”etichettati” come “casi”, ascoltati con attenzione, compresi, tranquillizzati e rincuorati; percepire che chi si ha davanti ha delle competenze e che le sa usare; ricevere informazioni chiare e precise: tutti questi sono fattori che facilitano la possibilità di avere fiducia.

Attenzione però: l’incontro con un professionista è anche l’incontro tra due esseri umani, un evento che implica fattori complessi e a volte imperscrutabili. Meglio quindi contattare, per un primo colloquio conoscitivo, due o tre professionisti e verificare con chi scatta quella “scintilla” che fa poi agire ed iniziare.

Il primo incontro, senza impegno, è fondamentale; l’incontro di persona consente al cliente di sentire chi ha davanti e cosa gli viene proposto, il professionista a sua volta ha necessità di raccogliere informazioni per valutare la possibilità d’iniziare il percorso.

Un’ultima riflessione sulla fiducia. Questa qualità, và cercata anche in sé stessi, nella vita e nell’intraprendere un percorso evolutivo; senza di quella si fa poco, perché non è il professionista che risolve il disagio del cliente, ma è questi, grazie alla qualità della relazione e agli strumenti che acquisisce, che trova risorse, risposte, forze, dentro sé stesso.

Se siamo arrivati al primo colloquio, il primo passo è fatto.

Iniziando il lavoro malessere, insoddisfazione, indecisione, crisi non spariranno subito. Quello che invece accadrà è che poco alla volta, incontro dopo incontro, la confusione, il non vedere da che parte andare o quale soluzione scegliere, l’insicurezza e tante alte cose ancora si scioglieranno. Lasceranno posto a nuovi rierimenti interiori, a risorse che prima erano ignorate o non utilizzate, nuove informazioni che andranno ad arricchire il bagaglio di esperienza di vita. Se il percorso iniziato è di Counseling, ci saranno anche nuovi strumenti ad arrichire il “kit”: tecniche, in genere semplici e di facile applicazione, per gestire le emozioni, scaricare tensioni e fastidi, avere chiarezza mentale e molto altro ancora. Benefici, quindi, che non si limitano allo spazio dell’incontro con il professionista, ma che sono utilizzabili nella vita quotidiana, quando servono.

Via quindi, con il primo passo, verso il ben-essere.

 

 

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