Nel percorso di crescita personale proposto dal Counseling, assume grande importanza la presa di coscienza del proprio dialogo interno. E' un aspetto al quale siamo abituati, fa parte di noi, lo diamo per scontato e ne sottovalutiamo gli effetti. Invece ha una importante responsabile dei nostri comportamenti, siano essi agiti, auspicati o rifiutati.

Ad esempio, spesso il dialogo interno è una voce giudicante ed esigente che fa sentire la persona inadeguata o priva di risorse. In alcune persone questa voce è un aspetto genitoriale interiorizzato (un genitore severo ed esigente, per esempio), in altre è il riflesso di un’autostima traballante.

Il concetto New Age che "il pensiero crea" o che "il pensiero attira conferme a se stesso", se tolto da un contesto magico (posso ottenere quello che voglio se lo penso intensamente), può essere letto come tendenza fondamentale a leggere e soprattutto interpretare o dare un senso alla realtà in base ai nostri criteri interni.
I criteri interni si organizzano nella mente in "sistemi di convinzioni". Si formano in gran parte da piccoli, a partire dall'osservazione e imitazione dei genitori, del loro comportamento verbale e non verbale e dalla ripetizione e generalizzazione delle esperienze. Anche un evento emotivamente molto significativo, una volta generalizzato e reso assoluto, può dar origine a una convinzione.

Fare attenzione al dialogo interno, alle voci che incessantemente ci parlano nella testa, può portare consapevolezza sul nostro sistema di convinzioni. Allo stesso scopo, è utile osservare il proprio comportamento, che possiamo definire come "convinzione in azione".
Imparando ad osservare il nostro dialogo interno possiamo innanzitutto accorgerci di tutti i pensieri giudicanti, auto-limitanti, svalutativi, che intratteniamo nella nostra coscienza. Spesso il nostro agire è caratterizzato da quelle che sono state chiamate "profezie negative", ossia permettiamo all'immaginazione di dirigere un film nella nostra testa. A volte questo film viene proiettato più e più volte. A volte diventa un loop, un circolo vizioso, che assorbe gran parte della nostra attenzione ed energia creativa.

Perché una profezia deve aver per forza un esito negativo? Se di immaginazione si tratta, se è comunque una fantasia visto che nessuno può prevedere il futuro, non sarebbe meglio inventarsi un film che abbia un lieto fine? E magari anche un lieto svolgimento? Una profezia, positiva o negativa che sia, non cambia la realtà, ma senza dubbio può cambiare l'umore di chi se la inventa, lo stato d'animo con cui si affrontano le cose, le risorse che si mobilitano ed il piacere che si prova nel farlo.
Intrattenere un dialogo interno prevalentemente negativo ha un grosso peso non solo sulla psiche ma anche sul soma: il corpo produce una serie di tensioni, si pone in uno stato di difensivo che impedisce il rilassamento, il riposo, il buon sonno. Funzioni delicate come la digestione possono risultare compromesse.

L'attenzione al dialogo interno ci permette inoltre di imparare a distinguere "chi" sta parlando nella nostra testa.
A volte è la nostra parte adulta, razionale, responsabile; altre volte è la voce di un bambino reattivo e capriccioso. Nel caso di un dialogo interno auto-svalutante, può essere la voce del giudice interiore, come se avessimo un genitore rigido e normativo che detta le regole del nostro comportamento. Riconoscere "chi ci sta parlando dentro" ci permette di prendere un poco distanza da queste voci, collocandole nella giusta prospettiva.

Un'altra tendenza limitante della nostra testa è quella alla generalizzazione.
Pensieri come "non ce la farò MAI", "TUTTI gli uomini sono così", "Nella mia vita non va bene NIENTE", sono esempi di questi valori assoluti. E' importante imparare a mettere in discussione queste generalizzazioni, ridimensionando i pensieri e ricollocandoli nel giusto contesto – a partire dalla propria esperienza -.
Uso creativo della mente significa fare chiarezza sui propri giudizi e convinzioni limitanti e scegliere poi di trasformare questi "programmi base", in modo che corrispondano di più al modo di essere attuale, che siano in sintonia con "chi scelgo di essere" qui & ora.