Le tredici notti sante, secondo il pensiero di Rudolf Stainer.

Articolo di Milena Screm, con brani tratti da una conferenza di Rudolf Stainer.

Dicembre, inverno, momento dell’anno in cui la natura appare fredda e priva di vita. Sembra, ma non è così: questa è la stagione nella quale sotto terra, al buio e nel tepore, la vita custodisce i semi, gli animali sono in letargo e riposano in attesa delle nuove energie che scorreranno in primavera. La Terra è come sospesa, sembra trattenere il respiro, apparentemente assopita, mentre le giornate si accorciano. In questa fase dell'anno ricorre la festa del Natale, originariamente celebrazione della luce che si fa largo nel buio, e si conclude un ciclo di dodici mesi. In quest'atmosfera, con l'avvicinarsi della fine dell'anno trascorso e di un nuovo anno che sta per iniziare, spesso gli esseri umani sentono l'impulso a nuovi progetti ed intenti, l'energia del rinnovamento e della rinascita fanno sentire i loro impulsi. 

Hannover, 26 dicembre 1911: Rudolf Steiner, padre dell'Antroposofia, presenta al pubblico una delle conferenze che fu poi pubblicata nella raccolta dal titolo "Le Tredici Notti Sante".

"Quando in questo tempo accendiamo le candele sull'albero di Natale, l'anima umana sente come se il simbolo di una realtà eterna sorgesse dinanzi al suo sguardo spirituale e vi fosse lì immutabile sin da un lontanissimo passato. Quando in autunno la natura esteriore pian piano appassisce, quando le azioni del Sole nella luce esteriore cadono come in uno stato di assopimento e gli organi della percezione esteriore del­l'uomo debbono ritirarsi dai fenomeni del mondo dei sensi, l'anima ha la possibilità - o meglio non solo la possibilità, ma l'esigenza - di rientrare nelle sue più re­condite profondità in modo da sentire e sperimentare che quando la luce esteriore del Sole diminuisce ed il calore si affievolisce, ora è il tempo in cui l'anima può ritirarsi nell'oscurità esterna, ma può in compenso tro­vare nella propria interiorità la luce spirituale. Le luci sull'albero di Natale stanno ora davanti a noi come un simbolo dell'interiore luce spirituale accesa nell'oscu­rità esteriore."

Nella raccolta di conferenze “Le Tredici Notti Sante”, Rudolf Steiner accenna ad un'antica saga norvegese, “Il canto del sogno”, nella quale é narrato di come Olaf Asteson fu inizia­to durante il sonno che lo colse la sera di Natale e che durò ininterrottamente fino al 6 gennaio. In questo lasso di tempo egli visse tutte le esperienze che l’essere umano sperimentò at­traverso le incarnazioni dall’inizio del mondo fino al Mistero del Golgota, la morte e resurrezione di Cristo. Secondo la visione di Stainer, ogni anno, nel periodo che và dal 24 dicembre,  giorno originariamente dedicato ad Adamo e Eva, fino al 6 gennaio, l'Epifania/Mistero rivelato, gli esseri umani hanno la possibilità di compiere questo percorso iniziatico dentro se stessi.

"Per comprendere questo dobbia­mo penetrare in profondi misteri dell'anima umana. Poiché lo vede con i suoi occhi, l'uomo è certo del fat­to che quanto della natura esteriore i raggi del Sole ri­chiamano magicamente dalle profondità della Terra, schiudendolo in bellezza durante la primavera e l'esta­te, si ritrae in quelle stesse profondità quando la sfera esteriore del Sole terrestre è del tutto oscura; così com'è certo che quanto si sprigionerà nuovamente l'anno seguente stia per essere preparato nei semi al­l'interno dei recessi della Terra. Poiché lo vede, l'uomo è certo del fatto che il seme di una pianta passa attra­verso un ciclo annuale, e cioè che esso deve discende­re nelle profondità della Terra per poter germogliare ancora sotto l'influsso del calore e della luce del Sole a primavera. Ma, a tutta prima, l'uomo non è consape­vole che anche per l'anima umana possa esservi - anzi sia sempre presente - un ciclo simile. E ciò non gli si rivela fin tanto che egli non sia iniziato ai grandi mi­steri dell'esistenza. Come le forze contenute nel seme di ogni pianta sono collegate con le forze fisiche della Terra, così è per le forze spirituali della Terra collegate alla nostra anima interiore. E proprio come il seme della pianta si immerge nelle profondità della Terra nell'epoca che conosciamo come il periodo di Natale, così fa l'anima dell'uomo che penetra, in quel tempo, nel profondo dominio dello spirito, attingendo forza da questa profondità, cosi come il seme della pianta fa per il suo sbocciare in primavera. Ciò che l'anima spe­rimenta in queste profondità spirituali della Terra è nascosto alla coscienza ordinaria. Ma per colui i cui occhi spirituali vengono aperti, i tredici giorni e le tre­dici notti fra il 24 dicembre ed il 6 gennaio sono un periodo di profonde esperienze spirituali."

I giorni e le notti che vanno dal 24 dicembre (la sera di Natale) al 6 gennaio (sera dell’Epifania), sono chiamate da R.Stainer le "Tredici Notti Sante"; le considerava un periodo nel quale le energie del mondo esterno possono favorire l'introspezione cosciente, fatta con il cuore e che con la mente. Oltre alla possibilità di entrare in contatto con parti profonde di se, esiste anche un'altra possibilità: come di fronte ad uno specchio, i dodici mesi passati si riflettono nel presente su quelli a venire, alla visione retrospettiva si unisce quella prospettiva. Il primo giorno corrisponde al primo mese trascorso (gennaio) e all’ultimo futuro (dicembre); allo stesso modo per il secondo (febbraio-novembre), il terzo (marzo-ottobre) e  così dicendo, fino al dodicesimo per dicembre e gennaio. Il tredicesimo, l’Epifania, è dedicato alla sintesi: ciò che era nascosto può manifestarsi.

"Quando il seme della pianta sta trascorrendo il suo più impor­tante periodo nelle profondità sotterranee, è il tempo in cui l'anima umana attraversa le sue più profonde esperienze. L'anima contempla tutto ciò che l'uomo deve sperimentare nei mondi spirituali a causa del fat­to che egli si è allontanato dalle Potenze creatrici del mondo. (...) Ed è singolare come questa relazione particolare per cui lo sguardo spirituale si approfondisce durante le tredici notti sia nel periodo del solstizio d'inverno.  (...) Così diverrà sempre più possibile per gli uomini riconoscere come le forze spirituali intessono e agiscono, e come le Feste non siano state istituite da un arbitrario capriccio, ma dalla saggezza cosmica che opera nella storia quasi sempre senza che gli uomini ne siano coscienti. Se da un lato la celebrazione della Pasqua può sempre ricordarci che la contemplazione delle distese spaziali e cosmiche ci aiuterà a trovare in noi stessi la forza di vincere tutto ciò che è basso, l'immagine del Natale ci dice che noi, se comprendiamo il simbolo dell'origine dell'uomo, di questa origine divina dell'uomo, comprendiamo anche il simbolo che ci si fa incontro a Natale nella figura del Bambino Gesù. Questa origine dell'uomo ci ripete di continuo: "Uomo, puoi trovare in te le potenti forze che ti doneranno ciò che, nel vero senso della parola, si può chiamare la pace dell'anima". La vera pace del­l'anima è presente soltanto quando essa ha un sicuro fondamento, vale a dire quando è una forza che ci ren­de capaci di sapere sempre che in noi vive qualcosa che, se ne abbiamo giustamente cura, può e deve gui­darci alle altezze divine, alle forze Divine. Le luci dell'albero sono simboli della luce che brilla e riluce nelle nostre anime quando noi comprendia­mo quel che ci annuncia simbolicamente, nella notte di Natale, il Bambino Gesù nella sua innocenza: è l'in­timo essere dell'anima umana stessa, forte, innocente, piena di pace, che ci guida lungo il sentiero della no­stra vita fino alle più alte mete dell'esistenza. Possano queste luci dell'Albero di Natale dirci: "Anima umana, quando sei debole, quando credi di non poter trovare le mete della tua esistenza, pensa all'origine divina del­l'uomo e sii consapevole che queste forze sono dentro di te e che sono anche le forze del massimo amore. Nel loro massimo sviluppo, scorgerai in te le forze che dan­no fiducia e certezza a tutto il tuo agire, per tutta la tua vita, ora e nel più lontano futuro."

Un curiosità: il giorno dell'Epifania del 1601 fu rappresentata per la prima volta la commendia di Shakespeare "La dodicesima notte", il cui titolo ha suscitato da sempre la curiosità di numerosi studiosi alla ricerca del nesso con il contenuto della commedia.