Quando si parla di "gestione soddisfacente delle emozioni" si possono intendere molte cose, è preferibile quindi fare qualche riflessione e definire qualche chiarimento.
Per stabilire un obiettivo, per esempio "lo sviluppo della capacità di gestire in modo soddisfacente le proprie emozioni" (punto d'arrivo), è necessario stabilire anche un "punto di partenza", la condizione attuale, in modo tale da comprendere che cosa ha bisogno di essere rinnovato e/o cosa manca e deve essere integrato.

Nella vita emozionale, le condizioni di partenza possono essere varie, gli esseri umani sono diversi tra loro, anche se hanno molti meccanismi in comune. Nella cultura di stampo occidentale, é possibile definire alcune tendenze, con caratteristiche analoghe e sinergiche:

  • La tendenza al giudizio delle emozioni percepite, con conseguente sensazione di conflitto interiore nel momento in cui il flusso emotivo è giudicato negativamente; la persona sente le sue emozioni, ma le classifica, per condizionamento culturale o famigliare, in "buone " e in "cattive"; per esempio è possibile che una donna alla quale sia stato insegnato che provare e/o esprimere rabbia è disdicevole, sarà in conflitto con se stessa nel momento in cui qualche cosa le attiverà emozioni aggressive.
  • La tendenza alla repressione emozionale, quindi mancanza o carenza dell'aspetto espressivo; la persona sente i propri impulsi emotivi ma, per alcuni di loro o peggio ancora in generale, agisce per inibirne la percezione e l'espressione; per esempio è possibile che un uomo al quale sia stato insegnato che provare tenerezza è segno di debolezza, possa reprimere dentro di sé i suoi impulsi di sentimento ed evitare così di esprimerli, un negare a se stessi per negare agli altri.
  • La tendenza a reprimere le emozioni giudicate negativamente accumulando energia emotiva, con un conseguente sovraccarico che può portare a scoppi improvvisi e incontrollati o con una reattività emotiva eccessiva. La stessa persona dell'esempio iniziale, la donna che reprime la propria aggressività, tenderà quindi o a controllarsi eccessivamente, accumulando rabbia, e ad esplodere all'improvvisa ("pentola a pressione"), oppure ad avere reazioni "fuori luogo", a causa dello stato d'irritazione e reattività dati dall'accumulo emotivo. Gli esempi riportati si riferiscono alle emozioni della rabbia e della tenerezza, ma è possibile adattare gli stessi meccanismi anche ad altre emozioni, cambieranno solo i comportamenti messi in atto.

Nonostante il comportamento umano sia suscettibile d'innumerevoli varianti e nonostante le classificazioni siano uno strumento inadeguato alla fluidità, mobilità e vitalità delle emozioni, evidenziare questi tre filoni di tendenze ci consente comunque di capire che esistono alcuni comportamenti emotivi che fanno capo a fattori ben precisi. Esserne coscienti permette, nel caso in cui si voglia intervenire sulla propria vita emotiva, di stabilire obiettivi e strategie più mirate ed efficaci.

Stabilito il "punto di partenza" come muoversi verso il cambiamento?
Quali strategie e quali strumenti utilizzare a questo scopo?

Prima ancora di cercare di rispondere a queste due domande è bene porsene un'altra: di che cosa sento bisogno per essere più soddisfatto della mia vita emozionale?
Le risposte potranno essere: più leggerezza, più calma, più libertà nell'espressione ed altro ancora.
Le strategie e gli strumenti per realizzare i cambiamenti emotivi desiderati possono essere vari, attualmente la panoramica d'offerte nel campo del "self empowerment" è ampia e sfaccettata. Alcuni approcci enfatizzano l'importanza degli aspetti "catartici", le dinamiche attraverso le quali è possibile "scaricare" il sovrappiù emotivo accumulato; altri indicano direzioni diverse. Ogni approccio ha la sua funzione e la sua efficacia, basta tenere in considerazioni che le tecniche sono strumenti che interagiscono con la complessità e creatività della psiche umana.

Nel Counseling, l'approccio evolutivo definito negli anni '50 dallo psicologo e psicoterapeuta americano Carl Rogers, la cura della comunicazione e degli aspetti di relazione, sono due tra i più importanti strumenti utilizzati allo scopo di far emergere dall'individuo le proprie risorse interiori: aspetti sia legati all'intelligenza di pensiero, sia al mondo percettivo e delle emozioni.
Modi soggettivi, personali ed unici, di elaborare la realtà interiore e di generare da questo spinte d'auto miglioramento.
I passaggi chiave di questo processo sono, in linea di massima, i seguenti:

  • facilitare nella relazione counselor/cliente un clima di fiducia, accoglimento, rispetto;
  • come un "effetto cascata" questo favorisce l'abbassamento momentaneo di alcune delle difese psichiche, non solo verso il mondo esterno ma anche verso il mondo interiore;
  • in questa condizione di maggiore fluidità e contatto con sé stesso, il cliente/la persona può accedere con maggiore facilità e completezza alle proprie risorse interiori ed utilizzarle poi a sostegno dei cambiamenti desiderati.

Su questa base Rogersiana è possibile integrare in modo efficace alcune teorie sviluppatesi negli anni '90.

  • Nel 1983 H.Gardner propone il modello delle "intelligenze multiple" umane.
  • Nel 1990 J.Mayer e P.Salovay parlano per primi d'"intelligenza emozionale".
  • Nel 1995 D.Goleman definisce la teoria dell'"intelligenza emotiva".
  • Nel 1996 J.Ledoux (Psiconeuroimmunologia) descrive il funzionamento del "cervello emotivo".

In poco più di un decennio la scienza e la psicologia hanno dato un apporto rivoluzionario alla visione dell'uomo: l'intelligenza umana non è data solo dalle capacità razionali e logiche (intelligenza mentale) ma anche da quelle intrapsichiche, ovvero la facilità a stare in contatto, riconoscere ed esprimere in modo socialmente accettabile i propri movimenti emozionali (intelligenza corporea).

Quando il proprio bisogno è trovare una "gestione soddisfacente delle emozioni", il Counseling a mediazione corporea (BreathWork Counseling) offre un modello pratico di sviluppo personale che agisce sulle diverse intelligenze dell'individuo.

E' possibile superare il pregiudizio che le emozioni siano un fattore che danneggia la lucidità e l'obbiettività mentale, o che impediscano la comunicazione efficace tra due o più persone. In realtà le emozioni possono avere effetti limitanti quando si temono o sono fonte di spinte conflittuali interiori.

Con il coinvolgimento sul piano mentale, corporeo ed emotivo, il Counseling a mediazione corporea consente di sviluppare l'auto-ascolto e la consapevolezza di sé. Principalmente imparando a:

  • percepire, valutare ed esprimere le proprie emozioni,
  • riconoscere e comprendere la gamma emozionale,
  • generare intenzionalmente emozioni come rinforzo ai propri processi di pensiero,
  • sviluppare empatia, comprendere i sentimenti e le emozioni altrui,
  • usare queste abilità verso il proprio sviluppo personale e interpersonale.

E' un processo d'auto-educazione percettiva, nel quale i flussi a volte sottili e a volte intensi delle correnti emozionali trovano naturalmente percorsi di scorrimento ed espressione in maggior equilibrio sia con la dimensione intrapersonale sia con quella interpersonale.