Da sempre, a ogni latitudine della Terra, l’essere umano ha sviluppato approcci nei quali l’uso della respirazione ha avuto un ruolo significativo. Culture geograficamente lontane hanno dato origine a metodiche diverse, alcune facenti parte di rituali sciamanici primitivi, altre inserite – come lo Yoga e il Pranayama– in un complesso sistema di arti psico-fisiche finalizzate al benessere del corpo e della mente; altre ancora sono pratiche di natura spirituale e hanno come scopo il superamento degli influssi dell’ego per poter raggiungere un contatto autentico con il sacro. In quest’ultimo ambito la tecnica che avuto maggiore diffusione è Vipassana, appartenente alla tradizione Buddista.

Impossibile non menzionare anche la figura, carismatica, e sconvolgente per il suo secolo (il Cinquecento), di Santa Teresa d’Avila, che in modo autodidatta e intuitivo, respirava profondamente raggiungendo uno stato estatico che le consentiva, secondo quanto ha lasciato detto nei suoi scritti, di dialogare direttamente con Dio.

Il disegno generale che è possibile tracciare, ripercorrendo i secoli sino ai nostri giorni, consente di vedere che le culture che hanno sviluppato attenzione al corpo e alla vita interiore dell’essere umano nelle sue diverse forme e livelli, hanno anche creato una “cultura del respiro”, riconoscendo a questa componente della vita umana valore, importanza e potere. Per noi occidentali un cambiamento della coscienza di ciò, inizia a realizzarsi in momenti diversi del ventesimo secolo, necessariamente dopo che i principi della relazione mente-corpo hanno iniziato a diffondersi nella cultura di massa e dopo la rivoluzione culturale degli anni sessanta.

Negli ultimi trent’anni si é realizzato un impressionante fenomeno di globalizzazione che interessa non solo l’economia e i mercati, ma anche molti modelli culturali. Le differenze evidenti in passato tra le culture di matrice orientale e quelle occidentali ora hanno molti più punti in comune, poiché si è realizzata una vera confluenza, scambio e integrazione di elementi.
Tutti ciò ha interessato, oltre che alla filosofia, la psicologia e altre scienze, anche aspetti che è possibile ricondurre allo sviluppo di maggiore interesse per il respiro e per i potenziali, fisiologici ed energetici, ad esso connessi.


Da qui il nascere, negli ultimi quarant’anni anche in occidente, di metodi legati alla respirazione i cui principali scopi sono:

  • la rieducazione respiratoria (superamento di limitazioni, cattive abitudini e /o blocchi fisiologici) e il recupero di un modello di respirazione più sano e naturale;
  • lo sviluppo della consapevolezza corporea e mentale (nella visione dell’unione mente-corpo, o approccio psicosomatico, un cambiamento determinato a livello fisico, per esempio con l’uso di una tecnica di respirazione, determina anche delle modificazioni sul piano interiore e mentale);
  • il rinnovamento della gestione della vita emotiva, sia sul piano interiore sia su quello relazionale (partendo dal presupposto che le emozioni in natura modificano temporaneamente lo schema del respiro, il BreathWork esplora come usare una tecnica respiratoria per interagire con i livelli emozionali);
  • il recupero e l’ampliamento dell’intelligenza emotiva;
  • la possibilità di offrire a chiunque uno strumento tecnico semplice, naturale e utilizzabile ovunque, per gestire momenti di stress e recuperare risorse ed energie, per sviluppare l’attitudine all’ascolto di sé, al relax, alla concentrazione.

BreathWork

Il fatto che si scelga di dare a un metodo un nome nel quale il respiro (breath) è la prima identificazione, esprime con chiarezza quale valore sia attribuito a questo elemento. Il respiro é l’elemento necessario alla sopravvivenza biologica; agisce sulla vita mentale; é strettamente collegato alle emozioni; é l’essenza della vita; é una fonte di energia; é in grado di armonizzare corpo, mente, sensazioni; crea un ponte tra conscio e inconscio; consente di accedere a stati di coscienza non ordinari; é un elemento comune a tutti gli esseri umani; é metaforicamente collegato con significati sacri e di trascendenza. Sicuramente c’é molto altro da poter dire al riguardo, ma già tutto questo é sufficiente a far comprendere che il BreathWork, in quanto approccio evolutivo, considera il respiro la guida al proprio percorso di crescita interiore. E’ una metodica a "mediazione corporea", passa dal corpo, attraverso la respirazione profonda, per accedere alla coscienza e alla consapevolezza.

Il modello di tecnica utilizzata nel BreathWork è il risultato dell’osservazione di ciò che accade in natura. Tutti gli animali, in particolare i mammiferi, respirano infatti soprattutto secondo uno schema preciso, che può essere verificato osservando il gatto o il cane di casa. Anche gli esseri umani respirano in modo analogo da bambini, quando le difese psichiche – necessarie all’adattamento all’ambiente e alla crescita – sono in formazione. Mano a mano che da bambini liberi e vitali, si passa a essere adolescenti, giovani e poi adulti, lo schema respiratorio si modifica, strutturandosi in abitudini funzionali a poco più della sopravvivenza. In particolare la riduzione e l’inibizione della respirazione diventano, dalla prima infanzia alla crescita, uno degli strumenti più efficaci per difendersi da emozioni scomode e da percezioni di difficile gestione. Il tutto in un contesto sociale ed educativo che sulla respirazione insegna esclusivamente esercizi che hanno finalità ginniche.

Con la sua infinita saggezza, la natura ha in serbo comunque un aiuto: durante il sonno, quando la coscienza è disattivata e la vita è regolata da meccanismi fisiologici e da sfere profonde della psiche, ogni adulto respira in modo più libero e meno ridotto, simile allo schema originario (salvo casi nei quali siano presenti disfunzioni o malattie). Questo "buon respiro" notturno, funzionale a ripristinare quanto più possibile equilibrio e rigenerazione, non è comunque sufficiente; l’apprendimento e l’uso di una tecnica che consenta maggiore consapevolezza e recupero di risorse anche durante lo stato di veglia è fondamentale: una possibilità è la respirazione profonda e rilassata prevista dal BreathWork.
Nel modello di Counseling a mediazione corporea utilizzato ed insegnato da Insight, l’attenzione è quindi sia sugli aspetti e gli strumenti comunicativi tradizionali, sia sulle forme che rimandano alla metafora e alla mèta-comunicazione: il non verbale, la fisicità nelle sue molteplici forme e possibilità di espressione. In questo scenario il metodo del BreathWork trova naturali campi d’intervento nei percorsi di Counseling, offrendo un utile contributo:

1) nello stimolare lo sviluppo della consapevolezza e dell’integrazione mente, corpo ed emozioni;
2) nell’allenare all’ascolto di sé stessi per migliorare la comunicazione con gli altri;
3) nel creare attenzione al benessere personale, la base delle risorse: gestione dello stress, calma mentale, attitudine alla concentrazione e all’ascolto;
4) nello sviluppare fiducia in se stessi ed una migliore autostima per meglio affrontare il cambiamento ed i rischi ad esso connessi;
5) riconoscere ed utilizzare al meglio le proprie risorse interiori e i propri talenti;
6) nel ri-orientare le energie individuali verso mete di maggiore soddisfazione: aiutare le persone a riformulare progetti di vita e/o professionali;
7) nell’aiutare a sviluppare approcci creativi, utili, in particolare, per un espressione personale più ricca e soddisfacente.


Lettura consigliata: BreathWork di Milena Screm - Edizioni Armenia, Milano